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EPT e preparazione mentale - Parte 2
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Riprendiamo il discorso con la Dr. Borgo che ci conduce nell'affascinante mondo del rapporto tra poker e mente...

Continuiamo la nostra analisi dei fattori mentali che possono influenzare il proprio gioco durante un torneo di grande impatto per aspetti tecnici, mediatici, di consistenza del montepremi come nel caso dell'EPT di San Remo.

In una prestazione in cui il ruolo della volatilità, ovvero della fortuna, incide fortemente sulle possibilità di successo, è impensabile avere aspettative e obiettivi di "lungo periodo" esclusivamente sulla base delle proprie capacità tecniche. Se questo per molti è razionalmente (e lontano dal tavolo) una considerazione scontata, non lo è altrettanto nel momento in cui si sta giocando e si va incontro alle naturali e spesso consistenti fluttuazioni di stack che caratterizzano il Texas Hold'em No Limit. Pertanto è essenziale riuscire a gestire il proprio gioco in termini di obiettivi flessibili e rapidamente modificabili rispetto alla consistenza del proprio stack nel tempo.

Questo può aiutare a reggere con più facilità l'impatto delle bad beat o degli errori, limitando per quanto possibile la tendenza a rimuginare su quello che è accaduto in precedenza per rientrare rapidamente nella situazione di gioco attuale. Reagire agli errori e alle bad beat in funzione del "cosa fare d'ora in poi" è importante anche per riuscire a gestire al meglio il fattore tempo/stack a disposizione, cercando così di evitare di fare giocate di pura reazione "psicologica" alla situazione negativa. Spesso il rischio è infatti quello di buttare via un'altra consistente parte del proprio stack a causa di un "conto aperto" con un avversario, o con una data situazione del gioco (un flop o un river che prima o poi devono ripagare per quanto si è subito in precedenza). Il rischio opposto è quello di congelare il proprio gioco, aspettando solo premium hands per una subentrata incertezza, in particolare rispetto alle mani intermedie, con la conseguenza di venire risucchiati dai bui.

Oltre tutto, entrambe le reazioni comportano l'ulteriore rischio di diventare facilmente leggibili per gli avversari, proprio perché si tratta di reazioni estreme (ma non per questo meno frequenti) fin troppo evidenti da decifrare. Viceversa, errori e bad beat possono indurre a perdere la propria lettura degli avversari e dell'umore del tavolo, portando il giocatore a perdere ulteriore contatto con quanto accade nella situazione presente: si finisce così spesso per "giocare le carte e non i giocatori". Avere una lettura del tavolo quanto più aggiornata e realistica possibile è fondamentale in particolare se si "soffrono" determinate tipologie di giocatori come ad esempio i troppo loose o i superaggressive. Inoltre, ogni giocatore ha un proprio stile di gioco che però tende a variare leggermente in base all'umore del tavolo e a quanto è accaduto nelle mani precedenti: cogliere queste variazioni può essere quindi molto utile per riprendere le redini della situazione. Pertanto, è essenziale cercare quanto prima di uscire da una modalità di "reazione psicologica" e rientrare in modalità "tecnica", calcolando il margine di tempo/stack che si ha a disposizione rispetto al montante dei bui e riprendendo rapidamente la lettura degli avversari e il monitoraggio delle proprie reazioni all'andamento del gioco.

La lettura degli avversari ha naturalmente a che fare non solo con le mani giocate, con quali carte hanno giocato, quanto hanno puntato nelle varie fasi di bet etc., ma anche con il loro comportamento al tavolo, le loro reazioni evidenti, sia quando vincono sia quando perdono. Senza entrare nel merito dei tells, di come inquadrare quelli altrui e gestire i propri, ci sono variazioni nelle reazioni dei giocatori che, se vengono individuate, possono fornire indicazioni preziose: quando un avversario passa da uno stato di apparente calma a uno in cui parla con maggiore frequenza? O tende a muoversi più del solito? O sembra particolarmente distratto da quello che accade al di fuori del tavolo? O ancora diventa "troppo" calmo rispetto al solito? Adottare questi comportamenti, e molti altri, in maniera volontaria per fuorviare la percezione che gli avversari hanno di noi non è facile, spesso nemmeno per i giocatori professionisti, a maggior ragione dopo svariate ore di gioco in cui, si può presumere, subentrano stanchezza, noia, nervosismo etc.

A volte, sebbene forse meno frequentemente, anche le giocate che hanno successo e che portano ad un aumento consistente dello stack possono destabilizzare il proprio gioco, sia nel senso di un congelamento/appagamento che porta a non correre più nessun tipo di rischio (non solo non si giocano più le mani marginali, ma talvolta nemmeno mani che sarebbero invece giocabili), sia nel senso di un'eccessiva sicurezza (sia rispetto alle mani da giocare, a volte fin troppo marginali, sia rispetto all'idea che gli avversari siano in uno stato di "sudditanza" psicologica per il quale si presume rinunceranno al confronto). In entrambi i casi il problema principale è quello di standardizzare il proprio gioco, e diventare di nuovo facilmente leggibili, perdendo invece la lettura degli avversari.

Quindi, ri-orientare continuamente i propri obiettivi di gioco in senso "tecnico" sia dopo giocate che hanno successo sia dopo bad beat ed errori aiuta a rimanere in contatto con la situazione attuale, evitando svarioni nel proprio gioco che possono complicare l'andamento della performance.

Dr. Francesca Borgo

Psicologa area sport - Mental trainer

www.preparazionementale.com

f.borgo@preparazionementale.com
 

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