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Giocare a Poker per vivere, vantaggi, svantaggi e perché
Grazie a questo bel post l'utente Drk_Wizard si è aggiudicato i T€25 del domandone della settimana #2.

Considero l'idea di giocare a poker per vivere ogni volta che gioco e chiudo una bella sessione in attivo di qualche stack. Poi mi fermo un attimo e mi rendo conto che questa scelta è decisamente più complicata di così e che deve essere ponderata attentamente. Allora mi chiedo se vivere di poker sia davvero ciò che voglio o se io sia solo abbagliato dalla momentanea e fugace visione di un futuro da uomo ricco e libero.

Per rispondere a questa domanda penso sia necessario analizzare razionalmente i pro e i contro di una vita da pokerista, prima di decidere di inseguire quella che potrebbe essere solo un'illusione.

Pro

I vantaggi sono abbastanza facili da intuire: massima libertà, divertimento assicurato e soprattutto soldi, tanti soldi. Nessun capo a cui dover rispondere, orari flessibili, giocare tutto il tempo che si desidera e solo quando lo si desidera, guadagnare molto di più rispetto ad un lavoro medio. Sono tutti punti a favore di una vita da pokerista professionista. Inoltre, si entra in un mondo di pura meritocrazia (così rara qui in Italia) e il nostro ufficio potrebbe essere qualsiasi luogo con una connessione internet, sia esso un paese esotico oppure la nostra comoda vecchia cameretta.

Contro

Il problema è che praticamente ognuno di questi vantaggi è allo stesso tempo un motivo per abbandonare l'idea di entrare nel mondo del professionismo del poker.

Nel momento in cui dobbiamo pagare le bollette con i proventi del gioco, esso smette di essere un gioco e diventa un lavoro vero e proprio, quindi addio al divertimento sfrenato alla ricerca della giocata adrenalinica. Gli orari in realtà sono abbastanza limitati dalla quantità di traffico sulle room (almeno finché si resta in Italia) e comunque è necessario dedicare una grande quantità del proprio tempo se non al gioco, quantomeno allo studio. Tutto questo va gestito in completa autonomia e auto obbligarsi a fare qualcosa che non si ha voglia di fare in un dato momento è difficilissimo e richiede un autocontrollo incredibile.

Si è, quindi, il capo di se stessi e questo ci carica sulle spalle un'enorme responsabilità. Per di più non avremmo nessuno a cui chiedere aiuto in caso di bisogno, nel poker non ci sono colleghi, ma solo avversari e anche al di fuori del poker sarebbe difficile creare dei legami stabili avendo una vita così alternativa.

Infine, anche per la questione finanziaria è proprio il caso di dire "non è tutto oro quel che luccica". I possibili grandi guadagni diretti del poker andrebbero solo a compensare quei soldi che percepisce indirettamente un normale stipendiato: la malattia pagata, le ferie, i permessi, etc. e soprattutto la pensione. Non si possono neanche richiedere prestiti alle banche, per esempio per un mutuo, poiché il poker non è una professione riconosciuta.

In tutto questo non bisogna dimenticare la natura del poker, in cui la varianza può decidere di far perdere soldi anche al miglior giocatore del mondo, nei casi peggiori per periodi anche lunghi. In pratica l'incertezza la fa da padrona nella vita di un pokerista.

A questo punto la domanda diventa: mi piacerebbe davvero una vita così stressante? Non sarebbe meglio aggrapparsi alla solidità del posto fisso? Devo ammetterlo: tuttora non ho trovato una risposta univoca, perchè la domanda non riguarda il poker, bensì noi stessi. Che tipo di persone siamo in realtà? Abbiamo l'enorme determinazione e autocontrollo necessari per sopravvivere in un mondo difficile come quello del poker?

Credo che alla fine la scelta da fare sia difficile come quella in ogni mano giocata: distinguere la mossa +EV da quella -EV e agire di conseguenza, con la differenza che stavolta non si dovrebbe decidere in base a odds matematiche certe, ma solo in base alle proprie considerazioni soggettive su se stessi.

Nel frattempo che decido, io continuo a vivere la mia vita sicura da lavoratore dipendente che insegue il suo folle sogno.

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