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Il mio primo ITM alle WSOP (di Humberto Brenes)

Ricordo la prima volta che sono arrivato ITM alle WSOP.
Era il 1987, e lo ricordo ancora come fosse ieri. E' stata un'esperienza indimenticabile.
Sono arrivato a Vegas con un gruppo di amici – tutti costaricani – con grandi aspettative, e l'entusiasmo e la forza che qualsiasi persona ha quando le gioca per la prima volta.
Avevo già giocato tornei a Las Vegas, ma era la prima volta che giocavo le WSOP. Per questo dev'essere semplice per voi immaginare quanta poca esperienza avessi a quel tempo. Che, però, sono riuscito a "nascondere" grazie alla voglia di confrontarmi coi grandi giocatori e mostrare loro cosa sapessi fare.
Avevo deciso di giocare due eventi, uno da 1000$ ed il Main Event da 10000$.
Col senno di poi, è stata una decisione saggia.
Ho giocato il primo torneo per più di 8 ore, e tutta la paura era scomparsa. Avevo molto di cui preoccuparmi: la mia mancanza di esperienza, la barriera del linguaggio (non parlavo l'inglese), una grandissima ansia. Le stesse cose che prova una persona quando fa qualcosa senza essere a proprio agio.
Ma quando mi sono seduto al tavolo del Main Event, le cose sono cambiate. Mi sentivo sicuro, nonostante sapevo che moltissime persone mi stessero guardando. Ero un giocatore latino-americano sconosciuto, che sedeva allo stesso torneo di gente come Doyle Brunson, Berry Johnson, Johnny Moss, Stu Ungar, Johnny Chan ed altri ancora.
Tutte queste cose hanno portato a ciò che sto per raccontarvi.
Dopo 8 ore di gioco avevo raddoppiato il mio stack, ero uno dei top 2 al tavolo ed entrambi stavamo dominando (io e l'altro big stack).
Proprio questi apre da middle position. Lo faceva molto spesso. Io ero seduto sullo small blind e spillo una coppia di 7.
Ho pensato per qualche istante, ed ho deciso di chiamare soltanto. Al flop sono scesi 446, ed essendo il primo a parlare ho deciso di uscire in donkbet, di un importo quasi pari al piatto, investendo circa il 15% del mio stack. Il mio avversario chiama.
Al turn scende un altro 4. Il mio avversario era un buon giocatore, ed ho iniziato a pensare che molto probabilmente stavo dietro. Nonostante ciò – forse per la mia inesperienza – ho deciso di continuare la mia aggressione, puntando un altro 30% del mio stack. Il mio avversario ha chiamato di nuovo, ed a questo punto sapevo di aver perso.
Al river...Oh, il river! E' sceso un altro 4!
Ho dao un'occhiata al mio avversario, e riuscivo a percepire il suo stress. A questo punto non volevo più mollare il piatto, così sono andato all-in.
Il mio avversario si è fermato, ed ha pensato per diversi minuti, per poi iniziare a parlare: "Lo sapevo che avevi AK". Mi guardava, e continuava a ripetere, quasi ossessivamente: "Sapevo che facevi questa giocata con AK".
Così, prende le sue due regine mostrandomele, e colpendo il tavolo. "Che river maledetto!" ha continuato. Nel frattempo, io mi ero seduto e mi ero acceso una sigaretta (mi sono tolto il vizio circa 20 anni fa).
Quindi ha mostrato le sue pocket queens al resto del tavolo, continuando a ripetere: "Lo sapevo che avevi AK". Ho risposto che non avevo un A...Ed ho girato la mia coppia di 7, mostrandola al tavolo. Doyle Brunson era in piedi dietro di me, ed ha detto qualcosa tipo "Che grande giocata". Tutti, compreso il mio avversario, mi guardavano strabiliati.
Era la prima volta che un giocatore professionista mi parlava. Non riesco a spiegarvi il senso di orgoglio e soddisfazione che ho provato in quel momento. E' stato semplicemente indescrivibile. Da quel giorno, Doyle ed io siamo buoni amici.
Quell'anno sono arrivato 14°, e da allora ho fatto ITM alle WSOP più di 70 volte.

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Tratto da pokerstarsblog.com
 
Tradotto da Marcellus88

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