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Innamorata del processo (di Fatima Moreira de Melo)

Di recente ho avuto la possibilità di tornare alla mia prima passione, l'hockey su prato, come commentatrice televisiva per la Coppa del Mondo. Il torneo di quest'anno si è svolto nel "The Hague", ed io ho fatto il commento live per le partite femminili. È stato molto divertente poter tornare ad incontrare i miei vecchi compagni di squadra ed amici di hockey, dopo 5 anni in cui sono stata lontana da questo sport. È stato bello anche potersi sedere per analizzare le partite piuttosto che scendere in campo e lottare per la vittoria.

La mia ex compagna di squadra Janneke Schopman è adesso assistente coach della nazionale femminile americana, squadra che è stata una delle grandi sorprese del torneo. Prima della coppa del mondo erano decimi nel rank mondiale, e si sono classificati quarti nel mondiale dopo aver perso la semifinale contro l'Australia agli shootout. Janneke lavora nella squadra americana solo da pochi mesi, ma ha già imparato molto su come si allenano le americane. Le donne americane sono beno brave rispetto, diciamo, alle tedesche, ma ciò è dato dal fatto che mentre lì iniziano a giocare a 6 anni, in America iniziano verso i 13. Ma nonostante i 7 anni di allenamento in meno, sono comunque riuscite ad arrivare in semifinale in un torneo mondiale. Ciò può significare solo due cose – o che sono dei geni tattici, o che sono davvero, davvero portate per questo gioco. Quello che manca agli americani in abilità viene compensato da una grande etica del lavoro. Sono riuscite a girare a pieno regime per tutti e 70 i minuti. La loro energia era surreale. Peccato che non siano riuscite a prendere una medaglia, ma la loro è comunque stata un'impresa che ha avuto dell'incredibile.

Le persone mi chiedono sempre "Qual è stato il miglior momento della tua vita?" e probabilmente si aspettano che risponda che è stato quando ho vinto la medaglia d'oro alle Olimpiadi. Se il mio miglior momento sarebbe coinciso con gli ultimi minuti della partita, e poi l'essere in grado di stare sul gradino più alto del podio, si tratterebbe davvero di un momento molto breve. Vincere la medaglia d'oro è un'emozione fantastica, certo, ma quello è solo il risultato finale. È il processo quello che conta davvero – allenarsi, migliorare, conoscere persone e condividere idee. Il processo è dove spendi la maggior parte del tuo tempo. È tutto ciò su cui si basa la vita. Che si tratti di affari, sport o arte, are il processo più dei risultati per avere successo.

Pensavo a tutti gli atleti che sarebbero andati alle Olimpiadi sapendo che non avrebbero vinto. Perché qualcuno dovrebbe investire tutto quel tempo e quelle energie, sapendo di non avere possibilità di vincere una medaglia? È perché quel tempo e quelle energie sono spese per fare qualcosa che amano. La loro sfida non è sconfiggere il migliore al mondo, è provare a sé stessi che hanno dato il loro meglio. Si impegnano per ciò che amano, ed ispirano la gente a fare lo stesso. Ed è qualcosa che apprezzo infinitamente.

Per quanto riguarda il poker, valgono gli stessi principi. Vincere un torneo è un momento fantastico, ma non succederà molto spesso se non sei felice di giocare anche quando perdi. Se non ami il processo – leggere gli avversari, analizzare i tuoi errori, discutere le mani – sarà molto difficile riuscire ad arrivare a questi momenti. Certo, questo non significa che non si possano avere sogni ed obiettivi. Dopo tutto, io spero ancora di vincere le WSOP un giorno. Giusto per non essere result-oriented.

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Tratto da pokerstarsblog.com
 
Tradotto da Marcellus88



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