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L'arte del bluff | Terza parte
Nella seconda parte dell'articolo abbiamo fatto l'esempio di una mano. Il flop è e noi abbiamo deciso di chiamare sia il raise preflop del nostro avversario, che la sua c-bet mentre siamo fuori posizione. Quando chiamiamo il suo raise fuori posizione, il nostro range di mani si restringe considerevolmente, e contiene mani come Tx8x, xhxh, 6x8x, 6h8h, 77, 99, 33, 79. Alcuni avversari potrebbero anche essere
consapevoli di un nostro floating.

Al turn scende una blank, un . Il nostro avversario punta di nuovo. Adesso dobbiamo cercare di capire cosa ha il nostro avversario, e cosa abbiamo noi! Il board è drawy, quindi il nostro avversario, qualora avesse un'overpair, avrebbe effettuato la giocata corretta con la sua second barrel. Cosa possiamo fare?
Questo è il momento per piazzare un raise. Un set, in questa situazione, potrebbe nuovamente limitarsi al call, ma ci sono tanti draw dai quali potrebbe volersi difendere. Se rilanciamo adesso stiamo sempre rappresentando 2pair +, sperando di far foldare il nostro avversario. Che non avrà un set molto spesso, ma al quale speriamo di poter far passare mani come QQ.

Tuttavia, ciò potrebbe non succedere – specie ai limiti più bassi. Inoltre, data la presenza dei draw sul board, il nostro avversario potrebbe essere indotto a chiamare. Allora potremmo chiamare, sperando che al river si chiuda uno dei draw, e sparare una grossa pallottola al river in caso di check dell'avversario. Se ci limitiamo al call, però, stiamo SEMPRE rappresentando un draw, e pensiamo che il nostro avversario folderà qualora scendesse, ad esempio, un cuori.

Se al river scende il cuori, noi check/pushamo e l'avversario folda, lo farà senza rimpianti perché, per come abbiamo giocato, un draw che si è chiuso al river è praticamente l'unica cosa che possiamo avere.
Forse un board migliore per rappresentare un set sarebbe 952r, dove chiamiamo la c-bet al flop e rilanciamo al turn. È così che giocate un set, giusto? Magari non tutte le volte, ma ai limiti medio-bassi è così che in molti giocano un set, e probabilmente è il modo +EV di giocarlo.

Abbiamo detto tutto ciò per arrivare al punto cruciale della nostra discussione, ovvero quello di capire il range che rappresentiamo. Anche se in mano abbiamo una coppietta o un'overpair debole, in teoria possiamo "cambiare" le nostre carte se pensiamo: a) di essere dietro nella mano; b) la nostra condotta fino a questo punto è in linea con quella di una monster, ed una monster è adesso che si farebbe riconoscere, mentre una mano debole si limiterebbe a checkare o foldare.

L'abilità di essere convincenti in questa azione, che sia conscia o meno, è ciò di cui abbiamo realmente bisogno ogni volta che vogliamo piazzare un bluff, perché non solo dobbiamo convincere l'avversario della debolezza della sua mano, ma dobbiamo anche convincerlo della forza della nostra.

Nella quarta ed ultima parte di questo articolo spiegheremo perché questo thinking process ha meno effetto ai livelli più bassi.

Quali sono le situazioni in cui ami bluffare? Scrivilo nei commenti qui sotto.

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