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L’arte del bluff (parte 2)
Quando un giocatore folda una mano forte, ecco cosa è successo:
  1. Il bluffer lo ha messo su una mano, ed ha stabilito, in relazione a ciò, qual è la forza della sua.
  2. Il bluffer ha DECISO qual è la sua mano. Questo è un elemento chiave per avere successo nell'arte del bluff. Questo non è sempre uno step necessario, e ne discuteremo meglio fra poco.
  3. Il bluffer ha giocato esattamente come avrebbe giocato la mano che vuole rappresentare.
  4. La preda del bluffer ci casca, e pensa che si trovi contro esattamente la mano che lo batte.
  5. La preda folda, il bluffer vince il piatto.
 
Questo processo sembra ovvio, ma non credo che il regular medio applichi questo processo di pensiero, almeno non consciamente. In particolar modo, parlo dello step 2. Penso che la maggior parte delle volte, un giocatore legga debolezza e decida di bluffare – spesso con successo. In pratica, si basano più su un'intuizione che su una lucida riflessione. Il bluffer non sa esattamente cosa sta rappresentando, sa semplicemente che l'avversario ha una mano che può foldare. E che mostrando forza potrebbe convincervi a farlo. In questo modo, lascia praticamente la scelta all'avversario. Mostra un po' di forza, e capisce che – nella vostra mente – la mano del suo avversario è troppo debole per poter vincere. Come già detto, spesso questa linea risulta efficace, ma è anche causa dei "grandi hero call" che vediamo, perché un avversario pensante potrebbe realizzare che l'unica mano a giocare in quel determinato modo sia un bluff, visto che nessuna delle mani che lo batte avrebbe giocato in quel modo.

Nonostante sia difficile, sostituire il processo intuitivo di mostrare una forza generica di fronte ad una debolezza percepita con il pensiero razionale è un ottimo modo per incrementare la percentuale di successo del bluff, e potrebbe anche "salvarci" dallo spendere una pallottola troppo dispendiosa in un momento sbagliato.



Forse ciò che si dovrebbe fare a questo punto è tenere a mente tutte le possibili combinazioni di mani che potremmo avere in questa situazione. Ad esempio, ammettiamo che il nostro avversario raisi preflop e che noi chiamiamo in posizione. Questa mossa include un determinato range di mani. Un giocatore TAG avrà un range più stretto e dominato dalle mani più forti. Un giocatore  più ampio, che potrebbe includere connectors, suited connectors ecc.

Adesso ammettiamo di aver completamente mancato il flop, e che il nostro avversario c-betti. Questa mossa forse restringe il range avversario, ma sicuramente non abbastanza. Se il nostro avversario è TAG, molto probabilmente ha una buona mano di partenza. Quindi, anche se ha missato il flop (ma non è detto), potrebbe avere overpair, outs per legare top pair top kicker, o addirittura meglio. Ma ancora, visto che molti preflop raiser continuano la loro aggressione al flop, non abbiamo molte più informazioni rispetto a quante ne avevamo prima. Ammettiamo dunque di limitarci al call. A questo punto diventa forse importante prendere un flop come esempio: supponiamo qualcosa come .

Ciò che abbiamo in mano è irrilevante, perché vogliamo bluffare, e dobbiamo quindi decidere cosa rappresentare. Attualmente stiamo presumendo di avere aria, ma quando decidiamo di chiamare la c-bet, il nostro range percepito si restringe considerevolmente. Adesso dobbiamo pensare: "Cosa sto rappresentando?"

Vedremo la risposta nella prossima parte dell'articolo, ed andremo avanti col nostro ragionamento.
 
Tratto dal forum twoplustwo
Tradotto da Marcellus88

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