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Un calcio nei denti da 333.000$ (di Richard Toth)

Le WSOP del 2006 sono state quelle che mi hanno fatto decidere di diventare un poker pro, ma sono stati anche uno dei momenti più frustranti della mia carriera.
All'epoca lavoravo nell'industria tecnologica, dove facevo un full time, per dedicarmi al poker la notte. Vincevo abbastanza, ma non volevo ancora mettere a repentaglio lamia carrieraper il poker. Comunque, stavo andando così bene che decisi di andare a Las Vegas per le WSOP.
Partecipavo già a tutti gli EPT, partivamo ogni volta dai 3 ai 5 amici, ma nessuno di loro era ungherese. A Vegas sono andato da solo, arrivando oltre la mezzanotte, di Martedì. Nonostante fossi esausto e sotto l'effetto del jet lag, non sono riuscito a trattenermi dall'andare al Rio. Quando sono entrato nell'Amazon Room, ero circondato da stelle come Doyle Brunson e Phil Ivey.
Il mio primo evento WSOP l'ho giocato l'indomani, nel pomeriggio. Penso di aver giocato abbastanza male rispetto a come gioco adesso. Allora non ero un pro, ma avevo comunque terminato la giornata in average.

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Allora avevo un piccolo blog nel più grande sito di poker ungherese. Aggiornavo gli altri su come stava andando il mio torneo. Tutti erano eccitatissimi in Ungheria, quando dissi che ero arrivato ITM. I loro messaggi di supporto mi davano molta carica. Al day2 ho runnato benissimo. Rimasti in 9, ero terzo in chips.
Voglio ricordarvi che era il mio primissimo evento WSOP! Solo una settimana prima sognavo di andare a Vegas, sognavo di sedermi al tavolo coi grandi pro ed avevo la folle idea di provare a conquistare un braccialetto. In quel momento, il sogno non era così lontano dal realizzarsi.
Il final table del day3 è stato incredibile. Ho commesso qualche errore che ha sicuramente fatto pensare agli altri giocatori che fossi un novellino. Ma sono comunque arrivato in top 3, ed in terza posizione ho eliminato Padraig Parkinson. Così sono arrivato in HU, con una chip leading di 2-1.
Quando hanno portato il braccialetto al tavolo, tremava ogni parte del mio corpo. Due giorni dopo il mio primo viaggio a Vegas stavo giocando per il braccialetto, ero in HU e con il doppio delle chips del mio avversario. Volevo quel braccialetto più di ogni altra cosa al mondo.
Il mio avversario era un fortissimo giocatore svedese. Ha livellato gli stack, quindi mi ha offerto 100.000$ per il braccialetto. Il primo posto valeva 655.000$, il secondo 333.000. Erano tantissimi soldi, ma ho detto di no immediatamente. Non penso si possa paragonare il braccialetto ai soldi, nemmeno a 100.000$.
E poi ho perso.
Appena finito, ho immediatamente telefonato a mia madre, che mi ha detto quanto tutti fossero orgogliosi del mio secondo posto. Io gli ho risposto: "No, mamma, tu non capisci. Ho perso. Ho perso il braccialetto!" Non m'interessava dei soldi, nemmeno ci pensavo. Nonostante fosse una cifra di quelle che ti cambia la vita, e che mi hanno permesso di diventare un poker pro. Tutto quello a cui pensavo è che il braccialetto mi era letteralmente sfuggito di mano.
Nelle due notti a seguire, sono rimasto sveglio nel letto, guardando il muro, pensando all'infinito alle mani che ho giocato in quel final table. In un field da 2100 persone, è un'occasione rara arrivare in HU e giocare per il braccialetto, partendo in vantaggio di chips.
E' stata una delle più grandi – e peggiori – esperienze della mia carriera.

 
Tratto da pokerstarsblog.com
 
Tradotto da Marcellus88

 
 

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